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SCUOLA, LAVORO E SICUREZZA: LA SVOLTA NECESSARIA PER IL FUTURO DELL’ISTRUZIONE ITALIANA
SCUOLA, LAVORO E SICUREZZA: LA SVOLTA NECESSARIA PER IL FUTURO DELL’ISTRUZIONE ITALIANA
Gennaro Lampitiello, Segretario Provinciale UGL Istruzione Caserta e Dirigente Nazionale UGL Istruzione: «La scuola non è soltanto un luogo dove si insegna. È una comunità che dobbiamo tornare a mettere al centro del Paese»
Quando parliamo di scuola dobbiamo avere il coraggio di guardare all’intero sistema, senza limitarci alle singole emergenze. Dietro ogni istituto, ogni aula e ogni studente ci sono persone che, ogni giorno, lavorano per garantire il funzionamento della scuola italiana.
Per questo ritengo necessario affrontare i problemi senza contrapporre le diverse professionalità. Docenti curricolari, docenti di sostegno e personale ATA rappresentano parti diverse, ma ugualmente indispensabili, di una stessa comunità scolastica.
Partirei dai docenti curricolari, che rappresentano il cuore dell’attività didattica.
Oggi agli insegnanti viene chiesto moltissimo: non soltanto insegnare, ma anche affrontare problematiche sociali e relazionali sempre più complesse, gestire una crescente mole di adempimenti burocratici, aggiornarsi continuamente e utilizzare nuove tecnologie e metodologie.
Il rischio è che venga sottratto tempo alla funzione fondamentale del docente: insegnare, educare e costruire una relazione con gli studenti.
Occorre quindi ridurre la burocrazia inutile, migliorare le condizioni di lavoro e riconoscere maggiormente, anche sul piano economico, una professione che comporta una responsabilità enorme nei confronti delle nuove generazioni.
Allo stesso modo dobbiamo affrontare con grande attenzione il tema dei docenti di sostegno.
L’inclusione non può essere soltanto un principio enunciato nei documenti. Un alunno con disabilità ha bisogno di continuità, professionalità e punti di riferimento. Non possiamo pensare che ogni anno il percorso debba ricominciare da capo.
Il docente di sostegno non è semplicemente “l’insegnante dell’alunno con disabilità”: è un docente della classe e deve essere parte integrante del progetto educativo.
L’inclusione deve essere una responsabilità condivisa dall’intero consiglio di classe, dalla scuola, dalla famiglia e dai servizi territoriali.
Servono continuità didattica, formazione adeguata e un sistema capace di valorizzare l’esperienza dei docenti che da anni lavorano sul sostegno.
Il precariato non può diventare una condizione permanente per professionisti che hanno maturato competenze importanti sul campo.
Poi c’è il personale ATA, una componente fondamentale e troppo spesso sottovalutata.
Vorrei essere molto chiaro: senza collaboratori scolastici, assistenti amministrativi, assistenti tecnici e tutte le altre professionalità ATA, la scuola non potrebbe funzionare.
Il personale ATA garantisce quotidianamente vigilanza, assistenza, sicurezza, pulizia, supporto amministrativo e tecnico, contribuendo in maniera determinante alla vita delle istituzioni scolastiche.
Eppure ci troviamo spesso di fronte a organici insufficienti, carichi di lavoro crescenti e responsabilità sempre maggiori, senza un adeguato riconoscimento professionale ed economico.
È necessario intervenire sugli organici, sulla formazione, sulla sicurezza e, soprattutto, sulla valorizzazione professionale ed economica del personale ATA.
Non basta chiedere ai lavoratori maggiore responsabilità: bisogna riconoscere concretamente quella responsabilità.
UNA SCUOLA UNITA, NON DIVISA IN CATEGORIE
Tutti questi problemi ci riportano a una questione più generale: che scuola vogliamo costruire per il futuro?
Io credo sia necessario superare una visione frammentata della scuola.
Non esistono categorie più importanti di altre. Esiste una comunità scolastica nella quale ogni professionalità svolge una funzione indispensabile.
Docenti curricolari, docenti di sostegno, personale ATA, dirigenti e tutte le altre figure professionali devono poter lavorare in condizioni adeguate, con ruoli chiari, strumenti sufficienti e il giusto riconoscimento.
La scuola italiana ha bisogno di investimenti strutturali, organici adeguati, stabilità, formazione e valorizzazione del personale.
Ma, soprattutto, ha bisogno di dignità.
Dobbiamo smettere di considerare la scuola soltanto come una voce di bilancio. La scuola è un investimento strategico sul futuro del Paese.
Ed è proprio in questa visione complessiva che si inserisce un’altra questione fondamentale: l’edilizia scolastica.
EDILIZIA SCOLASTICA: DA AVERSA UNA QUESTIONE CHE RIGUARDA TUTTA L’ITALIA
Quando parlo di edilizia scolastica, non posso non partire da Aversa, una realtà che conosco direttamente e che mi consente di vedere quotidianamente quanto sia importante affrontare il problema non soltanto quando si verifica un’emergenza.
Ma proprio perché conosco bene il territorio, sono convinto che la questione debba essere posta in una dimensione molto più ampia: l’edilizia scolastica italiana.
Aversa, come molti altri territori italiani, presenta esigenze che riguardano manutenzione, sicurezza, adeguamento degli edifici, impianti, spazi, palestre, servizi e abbattimento delle barriere architettoniche.
Ma non voglio trasformare questa riflessione in una semplice denuncia locale.
Aversa è il punto di partenza di una considerazione nazionale.
In tutta Italia esistono edifici che necessitano di interventi strutturali, manutenzioni ordinarie e straordinarie, adeguamenti degli impianti, riqualificazione degli spazi e interventi per garantire piena accessibilità e sicurezza.
Quando parliamo di edilizia scolastica dobbiamo inoltre parlare con chiarezza di responsabilità e competenze.
Per le scuole secondarie superiori una parte importante delle competenze fa capo alle Province e alle Città metropolitane, mentre per gli altri livelli scolastici intervengono prevalentemente i Comuni.
La frammentazione delle competenze, però, non può diventare un alibi.
Stato, Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni e istituzioni scolastiche devono lavorare dentro una strategia coordinata.
Non possiamo permettere che la sicurezza degli studenti e dei lavoratori dipenda dalla maggiore o minore capacità economica dell’ente proprietario dell’edificio.
Serve una strategia nazionale pluriennale per l’edilizia scolastica, con risorse certe, priorità definite sulla base delle condizioni degli edifici, tempi di realizzazione verificabili e controlli trasparenti.
Dobbiamo superare definitivamente la logica dell’emergenza.
Non è sufficiente intervenire quando compare una criticità o quando un edificio presenta un problema evidente. La manutenzione deve essere programmata, continua e verificabile.
E c’è un aspetto che considero fondamentale: la sicurezza riguarda anche le condizioni di lavoro del personale.
Quando un collaboratore scolastico è costretto a lavorare in ambienti degradati, in presenza di infiltrazioni, problemi agli impianti, pavimentazioni deteriorate, servizi igienici inadeguati o spazi non sufficientemente sicuri, non è soltanto l’edificio a essere in difficoltà.
Sono i lavoratori e gli studenti a sopportarne le conseguenze.
Non possiamo chiedere a un collaboratore scolastico di garantire vigilanza, assistenza e sicurezza se prima non garantiamo a lui e agli studenti un ambiente di lavoro sicuro.
Allo stesso modo, non possiamo parlare seriamente di inclusione se un edificio presenta barriere che impediscono o rendono difficoltoso l’accesso.
E non possiamo parlare di scuola moderna se gli spazi non sono adeguati alle esigenze degli studenti e del personale.
Per questo l’edilizia scolastica deve essere considerata a tutti gli effetti una questione di sicurezza, dignità e qualità del servizio pubblico.
DAL TERRITORIO ALLA POLITICA NAZIONALE
La mia esperienza sul territorio, e in particolare la conoscenza diretta della realtà di Aversa, mi porta a una convinzione precisa: dobbiamo cambiare metodo.
Meno emergenze, più programmazione. Meno annunci, più controlli. Meno interventi occasionali, più manutenzione continua.
E soprattutto dobbiamo garantire lo stesso livello di sicurezza in ogni parte d’Italia.
Questo vale per le scuole comunali così come per gli istituti superiori di competenza provinciale.
Vale per le grandi città e per i piccoli Comuni.
Vale per il Nord, per il Centro e per il Mezzogiorno.
La sicurezza della scuola non può avere un CAP diverso.
Deve essere un diritto garantito allo stesso modo a ogni studente e a ogni lavoratore, indipendentemente dal territorio nel quale vive o lavora.
LA POSIZIONE DELL’UGL ISTRUZIONE
Come UGL Istruzione vogliamo contribuire a costruire una scuola nella quale il lavoro venga rispettato, le professionalità siano valorizzate, gli studenti siano realmente al centro e gli edifici siano sicuri, accessibili e adeguati.
Non vogliamo una scuola nella quale le diverse categorie vengano messe una contro l’altra.
Vogliamo una scuola nella quale ogni professionalità venga riconosciuta per il contributo che offre.
Vogliamo docenti messi nelle condizioni di insegnare.
Vogliamo docenti di sostegno che possano garantire continuità e qualità dell’inclusione.
Vogliamo personale ATA valorizzato, adeguatamente formato e dotato di organici sufficienti.
Vogliamo edifici scolastici sicuri e dignitosi.
E vogliamo che lo Stato consideri finalmente la scuola per quello che realmente rappresenta: uno dei principali investimenti sul futuro dell’Italia.
Questa, per noi, non è soltanto una rivendicazione sindacale.
È una responsabilità.
Perché dietro ogni contratto, ogni organico, ogni cattedra, ogni posto ATA e ogni edificio scolastico ci sono persone.
Ci sono lavoratori.
Ci sono studenti.
Ci sono famiglie.
E c’è il futuro del nostro Paese.
Per questo continueremo a far sentire la nostra voce, partendo dai territori ma guardando all’Italia nel suo complesso.
Se vogliamo una scuola migliore, dobbiamo mettere nelle condizioni migliori chi quella scuola la costruisce e la fa vivere ogni giorno.
E questo, per l’UGL Istruzione, non è soltanto un obiettivo sindacale.
È una scelta di responsabilità verso la scuola italiana e verso il futuro delle nuove generazioni.