Attualità
“Bioetica e Bioterrorismo: aspetti scientifici, etici e giuridici”

Si è svolto a Paestum un interessante convegno sul tema “ Bioetica e Bioterrorismo: aspetti scientifici, etici e giuridici” organizzato dal Lions Club Capaccio Paestum Magna Graecia, dal locale Caffe’ Letterario Federiciano e dalla Fondazione Gian Battista Vico. Relatore il Prof. Dott. Raffaele Sinno , Medico Anestesista, Filoso, Docente di Bioetica e Scrittore
Fin dall’antichità venivano impiegati cadaveri e carcasse di animali per contaminare pozzi, cisterne e raccolte d’acqua utilizzate dagli eserciti e dalla popolazione; i tartari catapultavano oltre le mura delle città assediate cadaveri infetti da peste bubbonica; governi donavano coperte infette agli indiani per sterminarli, e cosi’ via…
Oggi il progresso scientifico permette all’uomo di controllare agenti superpatogeni che potrebbero distruggere cellule cancerogene, di mettere a punto nuovi vaccini, di aprire le porte ad una nuova strategia di cooperazione per una nuova stagione di biofarmaco-genomica, Ma , al contempo, di modificare l’agente biologico nel proprio genoma al fine di aumentarne il potere distruttivo, facendo incombere su tutta l’umanità’ la minaccia del bioterrorismo.
Dalle leggi Manu dell’India al Codice maomettano di guerra basato sul Corano, sino al protocollo di Ginevra del 1925 e alla Convenzione sulle Armi Biologiche del 1972 la guerra biologica è stata sempre proibita. Non per questo non è stata praticata, come è testimoniato, solo per fare un esempio, dalla grande epidemia di peste per tutta l’Europa nel 1347 o dal vaiolo durante la scoperta dell’America , e dalle missive postali di antrace a New York nel 2001.
Di fronte al bioterrorismo qual’è l’atteggiamento etico piu’ responsabile?
Il dovere di una giusta difesa della salute pubblica non può prevedere l’uso conforme delle stesse tattiche belliche, ciò introdurrebbe un’evidente contraddizione etica, riducendo il significato benefico della politica democratica di uno Stato.
Per contenere le derive psicologiche della popolazione è importante capire i traguardi diretti dell’aggressione terroristica, che mira al condizionamento inibitorio globale di una comunità , all’amplificazione della precarietà esistenziale, all’emersione dei burnout relazionali, alla diffusione dell’odio razziale o religioso , al disorientamento della popolazione.
La risposta etica piu’ efficace è quella non solo di proteggere la vita di tutti i soggetti, anche di quelli piu’ a rischio e vulnerabili, ma quella della formazione permanente dei cittadini.
Gli attacchi in Francia e Belgio di alcuni anni fa confermano che questo tema. La loro integrazione è necessaria per evitare che un’informazione errata interferisca sia con lo sviluppo della scienza sia con la tutela dei diritti umani e della salute collettiva. L’informazione deve essere adeguata, libera e consapevole dei rischi, non puo’ essere confinata in una conoscenza specialistica, scientifica e militare, oppure giuridico/ politica. Le interrelazioni economiche, sociali e culturali di questi atti dimostrano che la prevenzione puo’ essere efficace includendo i cittadini sia nei procedimenti operativi, sia in quelli progettuali.
Di fronte alla minaccia silenziosa del bioterrorismo, la bioetica non è in lusso, ma una necessita’. Perché ci obbliga a non rinunciare ai nostri valori proprio quando la paura spingerebbe verso scorciatoie. Difendere la dignità umana, la trasparenza e la responsabilità condivisa non solo ci protegge, ma rafforza la fiducia nelle istituzioni e nella scienza.
Solo così , trasformando la paura in consapevolezza e collaborazione, potremo costruire una sicurezza che cura, non che opprime.