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MODIFICA DEL CODICE ROSSO

Il Dott. Francesco Longobardi, presidente dell’associazione Medea ODV e autore del saggio “Le tre facce della violenza”, sostiene una visione ben precisa: la sola risposta punitiva o normativa (come l’inasprimento delle sanzioni e del Codice Rosso) non basta a fermare la piaga dei femminicidi.

Secondo la visione del presidente Longobardi e dell’associazione Medea, le misure legislative intervengono quando il reato è già stato consumato o quando il pericolo è imminente. Per invertire davvero la tendenza, occorre agire sulle radici culturali, sociali e psicologiche della violenza.

Le linee d’azione operative e i consigli di Francesco Longobardi

1. Intercettare la violenza “appresa” in ambito familiare

La violenza di genere non nasce all’improvviso: spesso è una condotta appresa nell’ambiente familiare e sociale sin dall’infanzia.

 Il consiglio: L’intervento primario deve partire dalla famiglia. Occorre supportare e formare i nuclei familiari affinché intercettino i segnali premonitori di disagio, possesso e aggressività prima che si trasformino in condotte criminali.

2. Educazione e prevenzione primaria per i giovani

Spostare il focus dal “punire” all’educare alla non-violenza fin dai primi anni di vita.

 Il consiglio: È fondamentale introdurre percorsi educativi strutturati nelle scuole e nei contesti giovanili. Bisogna insegnare il rispetto dell’altro, la gestione dell’affettività e la decostruzione degli antivalori o degli stereotipi di possesso.

3. Lo sport come strumento strategico di inclusione e prevenzione

Un pilastro centrale del pensiero di Longobardi è il valore educativo della disciplina sportiva.

  Il consiglio: Promuovere e incentivare la pratica sportiva tra i giovani. Chi cresce all’interno di associazioni sportive impara il rispetto delle regole, la gestione delle frustrazioni e la solidarietà (“tendere la mano al più debole”), prevenendo la devianza aggressiva.

4. Creazione di reti capillari e ascolto per incentivare la denuncia

Molte donne non denunciano o denunciano in ritardo a causa dell’isolamento sociale e della paura.

  Il consiglio: Rafforzare la presenza di presidi territoriali di ascolto che lavorino in sinergia con professionisti (psicologi, legali, forze dell’ordine). Creare un “ponte” sicuro tra la vittima e le istituzioni ufficiali permette di intercettare le situazioni di abuso prima che degenerino.

5. Superare il solo approccio emergenziale

La convinzione fondamentale di Longobardi è che un inasprimento delle pene agisca come un deterrente parziale, ma non fermi chi agisce in preda ad impulsi di possesso o devianze consolidate. È indispensabile affiancare alla legge un piano strutturale di rieducazione culturale e sociale della figura maschile.